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KING TUT, IL NUOVO SUCCESSO “INCLUSIVE”  DI PHILIP OSBOURNE

26 Nov - 2021

Il 26 Gennaio le storie del piccolo Tutankhamon saranno pubblicate ufficialmente dall’editore Universal Publisher e saranno presentate all’Egypt Book Fair

“King Tut, Tutankhamon is back” è la nuova book series dell’autore di bestseller Philip Osbourne, ormai pubblicato in 56 nazioni e con ben 3 adattamenti tv in corso. L’autore ha realizzato un’opera inclusive, con protagonista il piccolo faraone Tutankhamon che si ritrova ai nostri giorni per vivere in una società con molti pregiudizi. Philip Osbourne ha deciso, in accordo con l’editore e distributore Universal Publisher, che gestisce in esclusiva i titoli di Osbourne per i mercati dei Paesi Arabi e del Mena, di lanciare la book series in Egitto e dopo nelle altre nazioni. La book series di Osbourne è solamente il punto di partenza visto che, grazie agli accordi con CSA, nel 2022 saranno pubblicati degli activity book con protagonista King Tut.

Cosa rende “King Tut” speciale?

È una book series che sviscera tematiche molto importanti. Raramente i libri per ragazzi affrontano tematiche come il divario generazionale fra genitori e figli. Sembra quasi che il mainstream letterario non intenda affrontare il problema, oggi sempre più evidente, fra figli e genitori. Nel mio libro ci sono due genitori che vivono nell’Antico Egitto ed un figlio, il piccolo King Tut, che ha scoperto il futuro, ovvero il nostro 2022. Hanno aspettative diverse. Da una parte il figlio vuole la tecnologia e i piaceri di una società “nuova” e dall’altro i genitori vogliono che lui faccia il faraone.

King Tut cerca di rimpiazzare i genitori con dei robot, ma dopo un po’ si accorge di essere passato da genitori super perfetti a genitori super imperfetti. In fondo, vivere i sentimenti, nel bene e nel male, è quello che bisogna fare… e raccontare ai figli… e non fuggire dalle emozioni e dai rapporti (spesso attraverso la tecnologia).

Oltre a questo il libro parla dell’amicizia, ma in che modo?

È un libro che affronta le diverse sfumature dell’amicizia e dell’amore. Il piccolo King Tut si sposta nel tempo grazie alle invenzioni del nonno, di cui nessuno si ricorda in casa. Eppure il nonno sembra il più giovane e il più in sintonia con il ragazzo. La loro è un’amicizia speciale, parentale, ma molto intensa. Il nonno chiede al nipote che gli porti il cibo fast food dal futuro e il nipote acconsente, se ovviamente il nonno starà attento all’alimentazione… Fra loro c’è una alchimia che li rende “uniti”. Ma non è la sola amicizia di cui parlo. Tut conosce un gruppo di amici del futuro e non sono affatto bulli e tantomeno sottomessi alla sua autorità, sono ragazzi che vogliono un rapporto alla pari, almeno quasi tutti.. Questo è un tema che mi piace… la differenza economica crea ostacoli nei rapporti? Avere qualcosa in più degli altri o qualcosa in meno quanto condiziona un rapporto?

In che modo questo libro è inclusive ed educational?

Mi piace raccontare attraverso l’autostrada del pop, che va al sodo senza tanti fronzoli. E l’auto con cui viaggio è buffa, fa ridere, perché non conosco altro linguaggio se non quello della comicità.

Non amo i libri che si fermano a dirti quanto è alta la statua della libertà o quanto faccia male mangiare merendine. Credo che il messaggio arrivi a destinazione con più forza, se porta un sorriso al bambino o al ragazzo. Dire attraverso la risata è più difficile ma più efficace.

Anche il termine “inclusive” è ormai uno slogan più che un contenuto reale. Abbiamo bisogno di sensibilizzare in primis gli adulti (perché costituiscono il presente) e dopo i più piccoli (che saranno il nostro futuro) su questo importante tema, e il miglior modo è farlo attraverso le piccole cose e non con storie finte e piene di belle frasi. Tut convive bene con il suo nuovo team variegato e da straniero viene accolto senza alcun problema, con naturalezza, come è giusto che sia. Gli adulti invece, a scuola, sono i primi che vogliono capire da dove arriva, come è giunto negli Stati Uniti e chi sono i suoi genitori. Le domande degli adulti nascondono semplice curiosità o diffidenza? Nel racconto non si entra nel merito ma, per contrappunto, diventa evidente che i più piccoli non si pongono domande perché vivono l’amicizia al di là del luogo di provenienza, dalle famiglie in cui si nasce o dalle cose che si possiedono. Cerco di essere inclusive ed educational nei contenuti e non utilizzando una forma letteraria ostentata, che spesso gioca contro l’intrattenimento, perché una storia deve comunque intrattenere.

Cosa ti aspetti da King Tut: un altro adattamento tv e un altro bestseller?

Mi aspetto che piaccia ai più piccoli e magari anche ai loro genitori. Spero che faccia sorridere e pensare, che intrattenga. Del resto non mi curo, quel che verrà oltre all’interesse dei miei giovani lettori, sarà qualcosa in più. Sono in pochi a poter scrivere sempre dei bestseller, io sarei felice se gli editori e i lettori apprezzassero il mio sforzo nel creare un’opera pop con più livelli.

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